In un mio articolo recente, in effetti una lettera aperta, ripetevo per tre volte una affermazione precisa: โlasciateci andareโ. Non pochi lettori hanno interpretato questo come โchiedere il permessoโ di andarsene. Eppure, cosรฌ non รจ. Lโaffermazione โlasciateci andareโ puรฒ essere tanto una preghiera quanto una rivendicazione. Piรน precisamente, nel contesto e nelle modalitร di quella lettera, รจ chiaramente una asserzione. Questo fraintendimento mi spinge ad approfondire qui il concetto di comunicazione assertiva.
Tagliando allโosso il concetto, ogni tipo di messaggio ricade in una di queste tre categorie: aggressivo, passivo o assertivo. I messaggi possono venire suddivisi in queste tre tipologie in base al contenuto, al contesto, al tono, alla prossemica, ad altri segnali non verbali. Occorre anche specificare che, per chi mastichi almeno lโabc di metacomunicazione, va da sรฉ che il 99,9% delle caratteristiche che definiscono la comunicazione come aggressiva, passiva o assertiva risieda nei metalivelli. Qui non mi addentrerรฒ in questo aspetto perchรฉ non รจ strettamente necessario alla comprensione delle caratteristiche che distinguono le tre forme di comunicazione in oggetto.
ยซFarai ciรฒ che ordinoยป
La comunicazione aggressiva sostanzialmente invade lo spazio vitale dellโinterlocutore. Sotto il profilo dei contenuti, ad esempio, รจ tale una comunicazione che impone qualcosa, come un ordine o un comando. Ma รจ tale anche se contiene insulti o altre forme di squalificazione dellโinterlocutore. Restando sui contenuti, esistono forme di โattaccoโ non esplicite e piรน sottili, come il sarcasmo, che qualificano ugualmente la comunicazione come aggressiva. Non meno importanti sono poi molti segnali non verbali, dalla distanza a cui si parla alla mobilitร VS fissitร dello sguardo, alla postura, movimento delle mani e via dicendo.
ยซFarรฒ ciรฒ che ordiniยป
Gli stessi parametri definiscono in senso opposto una comunicazione passiva o remissiva, dai contenuti compiacenti o addirittura che invitino esplicitino lโinterlocutore a invadere il proprio spazio, esprimano disponibilitร allโobbedienza o alla sottomissione. Di nuovo, questo puรฒ venire indicato, sottolineato e confermato tramite lโuso di un tono remissivo e compiacente e altri parametri sonori della comunicazione, e ovviamente di nuovo tramite segnali comportamentali, dallโabbassare lo sguardo o il capo allโindietreggiare, fino a posture o comportamenti esplicitamente indicanti sottomissione come inchinarsi o mettersi in ginocchio.
ยซFarรฒ ciรฒ che scelgoยป
Cosโรจ invece la comunicazione assertiva? ร quel genere di messaggio che non invade lo spazio dellโinterlocutore, ma non concede allโinterlocutore di invadere il proprio spazio. Ciรฒ che fa รจ tracciare il confine preciso tra questi due spazi sotto ogni profilo: semantico, percettivo, funzionale o esistenziale. Sotto il profilo dei contenuti, ad esempio, la comunicazione assertiva definisce come ci comportiamo noi stessi, ma non definisce come si debbano comportare gli altri. Al massimo lo suggerisce, indica cioรจ come si possano comportare gli altri, spiegando magari anche le motivazioni per cui questa scelta viene ritenuta vantaggiosa o utile da chi parla.
Indicando cosa si intende fare e come si intende farlo, la comunicazione assertiva rivendica la propria autonomia e il proprio potere decisionale su se stessi e le proprie azioni. Evitando di decidere, imporre o ordinare ad altri, riconosce lo stesso potere e la medesima autonomia decisionale allโinterlocutore. Questi contenuti tracciano dunque di fatto un confine preciso, propongono e di fatto avviano un processo di riconoscimento reciproco, permettono lโavvio di una โnegoziazioneโ sulle reciproche attivitร e scelte.
Ad occhi bendati
Giusto due appunti metodologici: anzitutto, gli elementi che ho sottolineato sono particolarmente evidenti, ma nella maggior parte dei casi sono dettagli meno visibili a far ricadere le forme di comunicazione in una delle tre categorie, dettagli che normalmente vengono adottati senza alcuna cognizione di essi. Invero, e questo รจ il secondo appunto, la maggior parte delle persone non ha alcuna cognizione o controllo sulle proprie modalitร comunicative. Nei fatti, questo significa che non sa nรฉ come nรฉ in effetti perchรฉ comunica come comunica. Per questo motivo si trova spesso impigliata in posizioni, scontri o derive relazionali che non desiderava avviare in primo luogo.
Molti testi di comunicazione ritengono che la comunicazione assertiva sia la premessa e la base di ogni sano scambio comunicativo. Non sono certo sia proprio cosรฌ, ma certamente saperla utilizzare e riconoscere aiuta ad orientarsi ed assumere responsabilitร e potere sulla propria esistenza, oltre ad evitare a chi comunica di trovarsi, senza nemmeno sapere come vi sia giunto, in situazioni spiacevoli. Come sempre, chi non riconosce le regole con cui comunica, sta sempre e irrimediabilmente ubbidendo ad esse.



