Il Blog di Stefano Re

votare non basta

Votare non basta

Mi è stato chiesto da amici e compagni di lotta di sensibilizzare chi mi segue sull’importanza di questo appuntamento elettorale. Ho risposto che avrei ripetuto quella che è la mia posizione a riguardo, e così faccio.

A mio vedere:

a) il superamento di questa deriva autoritaria non è raggiungibile tramite una elezione politica

b) le istituzioni sono profondamente infiltrate e controllate da soggetti legati a doppio filo a potentati totalmente esterni all’agone politico e al voto

c) il sistema sociale nel suo complesso è irrimediabilmente patogenico, cioè produce attivamente patologia. A livello mentale, emotivo, affettivo, sanitario quanto ambientale.

Ciò detto, questo voto può avere importanza solo per una funzione ben specifica, e cioè mantenere in queste istituzioni almeno una presenza di protesta e difesa, che non ritengo possa effettivamente migliorare la situazione, ma potrebbe limitare la deriva o almeno denunciare attivamente ogni ulteriore degenerazione del tessuto democratico.

Dunque, in sostanza, a mio vedere ha senso votare ben consapevoli che non si può “salvare” questa non più democrazia né rimettere insieme un paese che ha dimostrato nel comportamento dei propri abitanti la più massiccia sottomissione ai diktat del peggiore autoritarismo discriminatorio. Le frange di “resistenza politica” hanno a mio vedere solo il senso di “impegnare il nemico” su un fronte interno e guadagnare tempo per procedere nell’unico percorso sensato che vedo davanti a noi, la creazione di una società totalmente sganciata dalle meccaniche che ci hanno resi prigionieri, nel totale rifiuto delle sue forme e istituzioni. A partire dalla moneta debito che formalizza la nostra schiavitù fisica e mentale; da un servizio sanitario progettato per aggiustare i pezzi di una macchina e non prendersi cura degli esseri umani, che il concetto di “servizio” l’ha scordato e di “sanitario” ha ormai solo la forma di un cesso; da una scuola che forma alla più becera obbedienza e sottomissione; da un meccanismo professionale che ricompensa i predatori e punisce la generosità e la condivisione; da un apparato mediatico che vieta la libertà di opinione e punta il riflettore solo sui peggiori servi del sistema stesso; fino ad un apparato militare e di polizia che dimentica ogni giuramento e principio per farsi mercenario dei peggiori criminali.

Riassumendo: votare sì, votare partiti e movimenti antisistema sì, ma ben consapevoli che non basta: è solo un argine e nemmeno troppo solido. La lotta è dentro le nostre menti, nelle nostre anime, sul nostro territorio, e se non comprendiamo la sua reale portata, o se ci abbandoniamo al miraggio che qualche parlamentare possa difendere il nostro futuro, abbiamo già perso.

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