Il Blog di Stefano Re

femminicidio inutile

Femminicidio: un reato inutile

L’omicidio è definito all’articolo 575 CP del nostro codice penale come l’azione di: “cagionare la morte di un uomo”, dove per “uomo” si intende un essere umano vivente.

Per punire un omicidio motivato dal genere sessuale possono venire usate le aggravanti. Una aggravante, tipo: “omicidio su base discriminatoria sessuale” potrebbe ad esempio efficacemente aumentare la pena per punire questo tipo di condotta.

Introdurre il reato di “femminicidio” invece, oltre che inutile dal punto di vista legale, significa creare una grave disparità giuridica.

Il reato di femminicidio sarebbe formulato quale: “omicidio di una donna in quanto donna”.

Giusto per darne una vaga idea, ecco una serie di casi in cui l’esistenza del reato di femminicidio creerebbe arbitri, discriminazioni giuridiche e rischi di ambiguità o incertezza giuridica (si consideri che incertezza giuridica può significare che un procedimento venga archiviato o annullato e il fatto-reato diventi ingiudicabile):

  • Donna uccide il proprio compagno in quanto uomo.
  • Donna uccide la propria compagna in quanto donna.
  • Donna uccide il proprio compagno in quanto uomo.
  • Donna uccide il proprio compagno omosessuale in quanto uomo omosessuale.
  • Uomo uccide uomo vestito da donna in quanto uomo (o in quanto donna percepita).
  • Uomo uccide travestito in quanto uomo travestito.
  • Uomo uccide transessuale in quanto transessuale.
  • Donna uccide transessuale in quanto transessuale.
  • Transessuale uccide compagno in quanto uomo.
  • Transessuale uccide compagna in quanto donna.

Su che base ciascuno di questi casi dovrebbe venire giudicato come fattispecie diversa dal caso in cui un uomo uccida la propria compagna in quanto donna?

Combattere la violenza sulle donne è certamente un obbiettivo nobile. Creare fattispecie di reato inutili, discriminanti e ambigue invece è solo un gesto di propaganda.

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