Il Blog di Stefano Re

pecore e laureati

Pecore e Laureati

Postato su Facebook in data 15 ottobre 2018

Voi che ponete in modo serialmente nauseante la domanda: “ma tu sei laureato in medicina / immunologia / virologia / qualsiasi scienziologia?” Datevi pace: ripetere questa domanda non vi fa apparire arguti, vi fa apparire degli ebeti.

_il Ciclostile Mentale da Social

Anzitutto: ripetere domande e argomenti che ha pensato e esposto qualcun altro, non è sintomo di intelligenza. In effetti è esattamente l’opposto: significa che voi, da soli, non sapete nemmeno formulare un argomento originale, solo copiarlo. Non assumete per magica assonanza quelle doti che in cuor vostro attribuite all’autore da cui state copiando la frasetta scema: esibite solo l’incapacità di formulare pensiero in proprio e la vostra triste dipendenza dal noleggio di pensieri formulati da altri – esibizione che già da sola suscita un misto di pena e disagio. Se proprio non siete in grado di pensare da soli una domanda, o una affermazione, perlomeno citate in modo trasparente, con autore e fonte, non fate finta di averlo partorito lì per lì.

_Multidisciplinarietà

Entrando invece nel vivo della questione, parlare di un tema, specie quando il tema è la questione vaccinale, che presenta rilievi che variano dalla medicina alle scienze politiche, attraversando trasversalmente il diritto costituzionale, la virologia, la psicologia sociale e una pletora di altre discipline che solo a elencarle si fa la parodia del Nome della Rosa, è cosa del tutto diversa dal millantare competenze o parlare senza cognizione di causa. Certi temi, in effetti tutti i temi di interesse generale, attengono in diversa misura a una molteplicità di discipline e approcci. Per esempio, un obbligo vaccinale non attiene affatto in maniera esclusiva a materia (e dunque preparazione) scientifica.

A tutti gli effetti, trattandosi di una legge dello Stato, è primariamente un tema di Scienze Politiche, Diritto Nazionale e Internazionale. In seconda battuta è certamente tema di Psicologia Sociale e delle masse, essendo centrale il rapporto tra Cittadino e Stato, tra individuo e gruppo e relative ricadute. Gli aspetti medico-scientifici stanno al livello più basso nella scala di importanza nel trattare questo tema, perché non decidono proprio niente: misurano e riferiscono le misurazioni. Grazie tante, ci hai dato i risultati dei tuoi studi, ora torna nel laboratorio e lascia a noi discutere e decidere, perché tu, scienziato, non hai nemmeno l’ombra delle competenze per farlo.

_Pubblico Interesse

In secondo luogo, un tema di interesse generale è, per definizione, di interesse generale. Cioè riguarda tutti. E quando un tema riguarda tutti, l’idea che possano parlarne soltanto alcuni e che gli altri debbano restare lì ad ascoltare come ebeti, in attesa che pochi luminari decidano cosa tutti debbano credere o addirittura fare, è degna di un imbecille integrale. Intendiamoci: se vi piace considerarvi dei lobotomizzati fate pure, ma non includetemi nel vostro club di sfigati, grazie mille.

Se un tema mi riguarda, io non penso solo di poter esprimere un timido parere: io pretendo che a) mi vengano fornite tutte le informazioni possibili su quel tema e b) sia mio pieno e inalienabile diritto esprimere mie valutazioni in merito ad esso nell’ambito di un pubblico dibattito. Quando poi il tema includa aspetti che mi coinvolgano personalmente, o addirittura che implichino la violazione del mio corpo, se pensate che lasci prendere a qualcun altro – a chiunque altro al mondo – la decisione a riguardo, siete proprio fuori di testa. Del mio corpo decido io e soltanto io.

_Mago Merlino

Infine, davvero, quando leggo l’ennesimo imbecille che ripete la domanda “ma tu sei laureato in questo e quello?” mi chiedo se, seriamente, costui si renda conto dove si trova o cosa stia facendo. Ma, secondo voi, che affidabilità può avere dichiarare titoli di laurea o competenze su Facebook? Certo, uno può anche citarle o anche esserne incidentalmente curioso, magari per spiegare da dove arriva un suo interesse o un dato poco conosciuto che sta citando, ma che senso ha farne richiesta o presentarne come se fosse una sorta di autocertificazione?

Un tizio giorni fa chiamava addirittura a testimone una “sua amica” perché attestasse le sue qualifiche: ma si può fare più pena? Online possiamo essere tutti astronauti, piloti di macchine da corsa, stuntman o il Mago Merlino. Pensare che la dichiarazione di un titolo o di una competenza serva a puntellare quel che si argomenta è più ridicolo che strepitare “lei non sa chi sono io” – la cui risposta è peraltro palese: sei uno che ha bisogno di esporre un titolo per esser considerato.

_basterebbe il Pudore

Chiunque può parlare di qualsiasi tema: basta farlo restando nel recinto delle proprie competenze e conoscenze nella misura in cui attengono a quel preciso tema. Se non si hanno competenze dirette, si può comunque parlare di un tema, basta farlo senza affermare niente che richieda una precisa competenza o conoscenza che non si possiede. E quando si citano altri, che magari hanno competenze in materia, è buona misura indicare autore e fonte, e comunque farlo con quel pudore e quella cautela di chi, appunto, cita il lavoro di altri senza possedere direttamente quelle competenze.

_Cosa Conta

Capisco perfettamente che si possa desiderare un minimo di selezione sugli interlocutori. Ma, perlomeno online, basarla su più o meno ipotetici titoli di studio mi pare una vera scemenza. Assai più ragionevole mi sembra basarsi sulla capacità di elaborazione, sulla flessibilità intellettuale, sulla capacità di percepire anche ciò che non fa parte del proprio quadro mentale, del disegno di realtà e identità che si persegue.

Perché certamente è fastidioso sentire dire grossolane imprecisioni o banalizzazioni su materie cui si è dedicato impegno e approfondimento, ma trovo molto peggio quando l’interlocutore non abbia uno straccio di comprensione del perché stia dialogando con te, di dove si trovi e più in generale del perché faccia quel che fa – e come diretta conseguenza non capisca niente di quel che gli dici bensì quel che nella sua testa si aspetta che tu dica. Per esperienza diretta so che anche lauree e master plurimi non immunizzano da queste inadeguatezze. Anzi, in molti casi le aggravano.

Insomma, la prossima volta che senti l’irrefrenabile impulso a digitare “ma sei laureato in medicina?” sotto un post, abbi almeno la dignità di rileggere quel che stai commentando.
Nel 95% dei casi non è tema che richieda alcuna laurea in medicina.
Nel 95% dei casi stai soltanto belando la tua stupidità: puro effetto gregge.


Postato su Facebook in data 15 ottobre 2018

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