Il Blog di Stefano Re

la censura del pensiero

La Censura del Pensiero

รˆ ormai consueto trovare che un post, un commento, una immagine o un video su un social network siano stati rimossi od offuscati o altrimenti squalificati. Azioni intraprese da oscuri moderatori o ancora piรน ambigui โ€œfact-checkerโ€ . La motivazione varia da โ€œincitamento allโ€™odioโ€ ad โ€œincitamento al suicidioโ€ fino a โ€œdiffusione di notizia falsaโ€, ma รจ sempre e comunque accompagnata (e apparentemente legittimata) dalla โ€œviolazione delle regole della communityโ€. Ma chi decide queste regole? Con che potere? In violazione di quali garanzie e diritti universali, indipendenti dallo strumento contestuale?

Censura social: due volte iniqua

La censura sui social รจ due volte iniqua. Lo รจ sia nel concetto di fondo che nella sua attuazione.

Il primo luogo, lo รจ nella sua applicazione, perchรฉ la valutazione che un contenuto violi โ€œle regole della communityโ€, avviene in modo totalmente arbitrario. Quando non sono direttamente degli algoritmi a deciderlo, lo fanno misteriosi moderatori privi di nome e volto, con cui รจ impossibile interloquire e sulle cui decisioni non รจ possibile discutere. Persino quando esprimere opinioni configura un REATO – quindi una violazione delle leggi dello Stato e non delle regolette interne di una azienda – secondo la Costituzione Italiana รจ diritto e dovere dell’autoritร  giudiziaria intervenire e certamente NON di anonimi moderatori che rispondono a interessi privati.

Ma chi sono questi poliziotti virtuali? Chi li nomina? Che preparazione hanno? A quali regole devono rispondere? Stabilite da chi? Non stiamo parlando di come si autoregola un club di radioamatori, stiamo parlando di come viene quotidianamente disciplinato il diritto di espressione di miliardi di persone su tutto il pianeta. Questo binomio tra totale assenza di trasparenza e assoluta arbitrarietร  delle decisioni รจ, semplicemente, una forma di gestione del tutto inaccettabile.

In secondo luogo la censura sui social network configura un illecito di fondo ben piรน grave, consistendo nella sostanza in una palese violazione del diritto di libera espressione delle opinioni garantito dallโ€™articolo 21 della Costituzione Italiana. E, no: il fatto che i social siano imprese private non li autorizza a farlo. Anche le imprese private sono tenute a rispettare le leggi, tanto quelle sancite dai trattati internazionali quanto quelle degli Stati.

Privato non significa onnipotente

I social sono strumenti privati, ovviamente, e per questo caschiamo come asini nella trappola del “hanno il diritto di decidere che contenuti accettare”.

Come se io, comperando una strada o una piazza, ottenessi il diritto di decidere *di cosa* possano o non possano parlare coloro che vi passeggiano. Come se ottenessi il diritto di mandare in giro gente da me scelta che li obblighi a tacere se dicono qualcosa che non mi piace o che reputo inadeguato. Come se comperando una strada o una piazza io ottenessi il diritto a farvi valere le MIE leggi, in aperta violazione di quelle dello Stato e persino dei trattati internazionali. Esistono limiti precisi a ciรฒ che un privato puรฒ fare e ciรฒ che non puรฒ fare, e censurare lโ€™espressione delle opinioni non รจ atto consentito a nessun privato, in nessun modo e in nessun caso.

รˆ lo stesso, identico processo globalmente in atto in molti altri ambiti. Bill Gates si รจ comperato lโ€™OMS, e di fatto si permette di decidere come tutti debbano curarsi. Chi si รจ comperato i media decide chi debba esser considerato presidente degli Stati Uniti, chi sia un terrorista e chi un patriota, e persino di quali malattie debbano aver paura le popolazioni di tutto il mondo.

I social network, in linea con le altre maggiori potenze economiche e commerciali del pianeta, stanno distruggendo, giorno dopo giorno, davanti ai nostri occhi, ogni tipo di autonomia, ogni diritto, ogni garanzia: dall’espressione del pensiero fino all’inviolabilitร  del proprio corpo.

Megafoni gratuiti e bavagli nascosti

Vi sono due modi di limitare la libertร  di espressione degli individui. Uno consiste nellโ€™imbavagliare un individuo, impedendogli di parlare, ed in tale condotta la violazione รจ facilmente individuabile.

Lโ€™altro, piรน insidioso, consiste nel fornire a chiunque un megafono gratuito, togliendolo selettivamente a pochi, selezionati, individui. In sostanza, anzichรฉ togliere voce a qualcuno, si aumenta il volume di tutte le altre voci.

Lโ€™effetto risultante รจ identico: si crea una evidente disuguaglianza nella libertร  di espressione e diffusione delle proprie opinioni, di fatto rendendo inaudibile il pensiero di pochi. E questa disuguaglianza รจ una violazione del dettato costituzionale, che viola de facto un diritto garantito a tutti come inviolabile.

I proprietari dei social network non hanno alcun diritto di limitare l’espressione delle opinioni degli utenti. La deriva in atto รจ soltanto lโ€˜ennesima forma di demolizione controllata dei diritti garantiti dalle Costituzioni di tutto il mondo.

Articolo 21 della Costituzione Italiana:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non puรฒ essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si puรฒ procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autoritร  giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.”

Facciamogliela pagare

Benchรฉ anche in ambito giudiziario non siano pochi gli sforzi delle multinazionali di ridurre allโ€™obbedienza giudizi e tribunali di ogni ordine e grado, di fatto molti tra essi restano fedeli agli ideali che hanno sposato e alle funzioni che hanno giurato di svolgere. E difatti non poche sono le sentenze che hanno giร  condannato abusi e violazioni imposte dalle corporation ai danni di individui e popolazioni. Nello specifico, giร  diverse cause sono state vinte contro i social network per aver violato il diritto alla libertร  di espressione, specificamente in ambito politico.

Ritengo che siano piรน che maturi i tempi per promuovere unโ€™azione legale di ampia portata, che segni una svolta e metta un freno decisivo a questa degradazione dei diritti inviolabili della persona. Credo che tramite essa debba venire richiesto un risarcimento colossale, di decine o centinaia di milioni di euro, che crei un precedente chiaro e inequivocabile e sia un monito a livello mondiale nei confronti delle inaccettabili violazioni ai diritti fondamentali dellโ€™essere umano.

Occorre stabilire un precedente che indichi in modo chiaro ai proprietari dei social media che non hanno lโ€™autoritร  nรฉ il potere di decidere quali pensieri possono venire espressi e diffusi e quali no, nรฉ hanno lโ€™autoritร  di censurare in modo arbitrario il pensiero degli individui in totale assenza di controlli e garanzie.

L’alternativa significherebbe accettare che i proprietari dei social network sono diventati, a tutti gli effetti, i veri padroni dei nostri pensieri. Che hanno il diritto di disciplinarli, di censurarne l’espressione e di decidere di cosa possiamo parlare, e di cosa no. E poichรฉ la parola configura il pensiero, cosa possiamo pensare e cosa no. Davvero qualcuno desidera vivere cosรฌ?

Archivi
Categorie

Articoli recenti

Analisi della guerra all'Iran
Controllo, influenza, petrolio: un'analisi degli intenti, dello sviluppo e degli esiti per gli obbiettivi dichiarati, non dichiarati ed emersi nel corso della guerra di USA ed Israele contro l'Iran.
ยป LEGGI
Metacomunicazione e guerra: il Nemico Globale
La guerra in atto riguarda la definizione stessa della percezione di realtร  e di identitร  - un conflitto molto piรน profondo e totale di quello militare. Ne parlo con Francesco Polimeni sul suo canale Le ali del brujo.
ยป LEGGI
Liberatevi
La sovranitร  non sta in un governo forte. Salute, libertร , rispetto dellโ€™ambiente e delle minoranze, spessore morale e culturale non sono imponibili tramite obblighi. Le vostre vite sono tutto ciรฒ che avete. Riprendetevele.
ยป LEGGI
La guerra all'Iran - e alla logica
Secondo Trump, il Presidente della Pace, la guerra in Iran era necessaria per salvare dal regime gli iraniani che sta uccidendo con i bombardamenti americani. E comunque gli USA l'hanno giร  vinta. Il problema รจ che l'Iran non l'ha ancora persa.
ยป LEGGI

articoli recenti

commenti

Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

1 Comment
Meno recenti
Nuovi Piรน votati

[…] Tag:2021, COSTITUZIONE, COSTITUZIONE ITALIANA, LIBERTA' DI ESPRESSIONE, SOCIAL NETWORK, STEFANO RE La Censura del Pensiero […]

1
0
Ci farebbe molto piacere una tua opinione.x