ร ormai consueto trovare che un post, un commento, una immagine o un video su un social network siano stati rimossi od offuscati o altrimenti squalificati. Azioni intraprese da oscuri moderatori o ancora piรน ambigui โfact-checkerโ . La motivazione varia da โincitamento allโodioโ ad โincitamento al suicidioโ fino a โdiffusione di notizia falsaโ, ma รจ sempre e comunque accompagnata (e apparentemente legittimata) dalla โviolazione delle regole della communityโ. Ma chi decide queste regole? Con che potere? In violazione di quali garanzie e diritti universali, indipendenti dallo strumento contestuale?
Censura social: due volte iniqua
La censura sui social รจ due volte iniqua. Lo รจ sia nel concetto di fondo che nella sua attuazione.
Il primo luogo, lo รจ nella sua applicazione, perchรฉ la valutazione che un contenuto violi โle regole della communityโ, avviene in modo totalmente arbitrario. Quando non sono direttamente degli algoritmi a deciderlo, lo fanno misteriosi moderatori privi di nome e volto, con cui รจ impossibile interloquire e sulle cui decisioni non รจ possibile discutere. Persino quando esprimere opinioni configura un REATO – quindi una violazione delle leggi dello Stato e non delle regolette interne di una azienda – secondo la Costituzione Italiana รจ diritto e dovere dell’autoritร giudiziaria intervenire e certamente NON di anonimi moderatori che rispondono a interessi privati.
Ma chi sono questi poliziotti virtuali? Chi li nomina? Che preparazione hanno? A quali regole devono rispondere? Stabilite da chi? Non stiamo parlando di come si autoregola un club di radioamatori, stiamo parlando di come viene quotidianamente disciplinato il diritto di espressione di miliardi di persone su tutto il pianeta. Questo binomio tra totale assenza di trasparenza e assoluta arbitrarietร delle decisioni รจ, semplicemente, una forma di gestione del tutto inaccettabile.
In secondo luogo la censura sui social network configura un illecito di fondo ben piรน grave, consistendo nella sostanza in una palese violazione del diritto di libera espressione delle opinioni garantito dallโarticolo 21 della Costituzione Italiana. E, no: il fatto che i social siano imprese private non li autorizza a farlo. Anche le imprese private sono tenute a rispettare le leggi, tanto quelle sancite dai trattati internazionali quanto quelle degli Stati.
Privato non significa onnipotente
I social sono strumenti privati, ovviamente, e per questo caschiamo come asini nella trappola del “hanno il diritto di decidere che contenuti accettare”.
Come se io, comperando una strada o una piazza, ottenessi il diritto di decidere *di cosa* possano o non possano parlare coloro che vi passeggiano. Come se ottenessi il diritto di mandare in giro gente da me scelta che li obblighi a tacere se dicono qualcosa che non mi piace o che reputo inadeguato. Come se comperando una strada o una piazza io ottenessi il diritto a farvi valere le MIE leggi, in aperta violazione di quelle dello Stato e persino dei trattati internazionali. Esistono limiti precisi a ciรฒ che un privato puรฒ fare e ciรฒ che non puรฒ fare, e censurare lโespressione delle opinioni non รจ atto consentito a nessun privato, in nessun modo e in nessun caso.
ร lo stesso, identico processo globalmente in atto in molti altri ambiti. Bill Gates si รจ comperato lโOMS, e di fatto si permette di decidere come tutti debbano curarsi. Chi si รจ comperato i media decide chi debba esser considerato presidente degli Stati Uniti, chi sia un terrorista e chi un patriota, e persino di quali malattie debbano aver paura le popolazioni di tutto il mondo.
I social network, in linea con le altre maggiori potenze economiche e commerciali del pianeta, stanno distruggendo, giorno dopo giorno, davanti ai nostri occhi, ogni tipo di autonomia, ogni diritto, ogni garanzia: dall’espressione del pensiero fino all’inviolabilitร del proprio corpo.
Megafoni gratuiti e bavagli nascosti
Vi sono due modi di limitare la libertร di espressione degli individui. Uno consiste nellโimbavagliare un individuo, impedendogli di parlare, ed in tale condotta la violazione รจ facilmente individuabile.
Lโaltro, piรน insidioso, consiste nel fornire a chiunque un megafono gratuito, togliendolo selettivamente a pochi, selezionati, individui. In sostanza, anzichรฉ togliere voce a qualcuno, si aumenta il volume di tutte le altre voci.
Lโeffetto risultante รจ identico: si crea una evidente disuguaglianza nella libertร di espressione e diffusione delle proprie opinioni, di fatto rendendo inaudibile il pensiero di pochi. E questa disuguaglianza รจ una violazione del dettato costituzionale, che viola de facto un diritto garantito a tutti come inviolabile.
I proprietari dei social network non hanno alcun diritto di limitare l’espressione delle opinioni degli utenti. La deriva in atto รจ soltanto lโennesima forma di demolizione controllata dei diritti garantiti dalle Costituzioni di tutto il mondo.
Articolo 21 della Costituzione Italiana:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non puรฒ essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si puรฒ procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autoritร giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.”
Facciamogliela pagare
Benchรฉ anche in ambito giudiziario non siano pochi gli sforzi delle multinazionali di ridurre allโobbedienza giudizi e tribunali di ogni ordine e grado, di fatto molti tra essi restano fedeli agli ideali che hanno sposato e alle funzioni che hanno giurato di svolgere. E difatti non poche sono le sentenze che hanno giร condannato abusi e violazioni imposte dalle corporation ai danni di individui e popolazioni. Nello specifico, giร diverse cause sono state vinte contro i social network per aver violato il diritto alla libertร di espressione, specificamente in ambito politico.
Ritengo che siano piรน che maturi i tempi per promuovere unโazione legale di ampia portata, che segni una svolta e metta un freno decisivo a questa degradazione dei diritti inviolabili della persona. Credo che tramite essa debba venire richiesto un risarcimento colossale, di decine o centinaia di milioni di euro, che crei un precedente chiaro e inequivocabile e sia un monito a livello mondiale nei confronti delle inaccettabili violazioni ai diritti fondamentali dellโessere umano.
Occorre stabilire un precedente che indichi in modo chiaro ai proprietari dei social media che non hanno lโautoritร nรฉ il potere di decidere quali pensieri possono venire espressi e diffusi e quali no, nรฉ hanno lโautoritร di censurare in modo arbitrario il pensiero degli individui in totale assenza di controlli e garanzie.
L’alternativa significherebbe accettare che i proprietari dei social network sono diventati, a tutti gli effetti, i veri padroni dei nostri pensieri. Che hanno il diritto di disciplinarli, di censurarne l’espressione e di decidere di cosa possiamo parlare, e di cosa no. E poichรฉ la parola configura il pensiero, cosa possiamo pensare e cosa no. Davvero qualcuno desidera vivere cosรฌ?




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