Il Blog di Stefano Re

portici

Era sotto i portici

La pioggia era leggera, ma l’aria invernale pizzicava sulla pelle quasi con malignità. La signora sfidava l’aria gelida e proseguiva, inarrestabile.

È qui, me la ricordo. Proprio qui, sotto i portici.

Aveva ottant’anni, appariva minuta e fragile, e cercava una cartoleria. Doveva comprare una lavagnetta, di quelle da appendere alla parete della cucina, per segnarsi le cose da comprare, o da ricordare. Ma la cartoleria non c’era più. Un’agenzia immobiliare, un negozio di telefonia, un bar. Nessuna cartoleria.

Eppure era qui, diceva.

La guardavo camminare con passo instabile ma determinato lungo il marciapiede, sotto i portici, ostinata. Il suo mondo era andato, divorato dal tempo che scorre incessante e cambia tutto. Era evidente che non cercava solo una cartoleria. Era evidente che cercava la sicurezza della sua memoria, la testimonianza del mondo in cui era stata capace di vivere, qualcosa di cui potersi fidare. Ma il tempo distrugge o modifica le cose, tutte le cose, persino le montagne, figurarsi una cartoleria. E per un attimo mi è sembrata il simbolo stesso dell’umanità intera, nella fase in cui realizza, o dovrebbe realizzare, che il passato ti motiva ma non ti riassume. Che il passato scompare e non puoi farci affidamento. Che il mondo in cui credevi di vivere è scomparso mentre eri impegnato altrove e ce n’è uno tutto nuovo là fuori, senza cartoleria.

Ma lei proseguiva lungo il marciapiede, perseverante. La guardavo con tenerezza e ammirazione, per la sua fragilità, per la sua fermezza.

Eppure era qui, ripeteva, e avanzava altri cinque passi, altri venti passi. Passi fragili ed incerti, eppure determinati, eppure incrollabili. Passi fin fuori dai portici, fin sotto la pioggia. La pioggia era leggera, ma l’aria restava gelida.

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