È inutile girarci intorno: sono ormai due anni che in Italia è stato abolito lo Stato di Diritto e sospesa selettivamente e arbitrariamente l’applicazione della Costituzione.
Il collaborazionismo organico
Le uniche proteste contro questo scempio sono giunte dalla società civile, da gruppi e singoli professionisti: medici, avvocati, forze dell’ordine e dell’esercito, sigle sindacali minori e un numero enorme di privati cittadini. Tra chi si è macchiato del più colpevole silenzio, quando non addirittura di aperto collaborazionismo con la deriva antidemocratica, figurano invece la quasi totalità della classe politica, tutti i maggiori sindacati, la quasi totalità degli ordini professionali, la quasi totalità degli addetti all’informazione e all’intrattenimento.
Tradire il proprio ruolo
Ma il più patetico e vergognoso dei silenzi-assensi alla deriva antidemocratica giunge dall’unica forza che avrebbe non solo il potere ma prima ancora il dovere di reagire con tutta la sua forza: la magistratura. È pur vero che parecchie sono ormai le sentenze, pronunce o altre espressioni da parte di tribunali e magistrati ad aver dichiarato fin nel dettaglio la completa illegittimità delle restrizioni, delle sanzioni e dei provvedimenti emergenziali imposti negli ultimi due anni. Ma vi è un organo della magistratura in particolare, che ha come unica ragion d’essere proprio la difesa e la salvaguardia della Carta Costituzionale, della sua applicazione e del suo rispetto, ed è la Corte Costituzionale. E proprio questo organo è rimasto quasi costantemente in vergognoso, plateale e miserevole silenzio.
Oltre l’imbarazzo
Ed oggi, a gennaio 2022, con l’ennesimo rinnovo di uno “stato di emergenza” dichiaratamente, palesemente illegittimo, nella sua forma come nella sua sostanza, fin dal giorno della sua criminale dichiarazione, anche i decorosi e onorati membri di questa alta corte rinnovano la propria vergogna, la propria codardia, la propria nullità di forma e di sostanza. Restano immobili, silenziosi e conniventi a guardare lo stupro continuato della Costituzione e di ogni suo contenuto.
Un manto macchiato
Sul dizionario De Mauro troviamo la voce: “toga di ermellino” con la definizione: “magistrato dei più alti gradi gerarchici”. Se, come narra una remota leggenda, l’ermellino preferì la morte ad una pelliccia non più immacolata, rendendosi per questo simbolo di “incrollabile onore”, certamente oggi gli ermellini troverebbero meno imbarazzante aver ceduto la propria pelle per coprire le spalle della più volgare puttana.