Il Blog di Stefano Re

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Lo Stato in Emergenza

Forse qualcuno ancora non ci ha fatto caso, ma lo Stato di Diritto è stato cancellato sotto i nostri occhi, con un golpe più che bianco assolutamente trasparente, senza nemmeno sparare un colpo. Ed è un nuovo Stato quello in cui stiamo vivendo oggi: lo Stato in emergenza, lo Stato che sta emergendo.

La preparazione

Da anni ormai molti diritti venivano sacrificati sull’altare di qualche “emergenza sanitaria”, come il diritto allo studio o persino l’inviolabilità del proprio corpo, con la motivazione di immaginarie “epidemie di morbillo”. Era ovviamente una fase preparatoria, serviva a scaldare il terreno. Serviva a motivare masse di persone diffondendo la paura dell’epidemia, e serviva a individuare i “colpevoli” in chi mostrava scetticismo, metteva in discussione i dati ufficiali, reclamava di voler mantenere i propri diritti. Serviva a creare la figura degli “untori”, identificarla con i “dissidenti” e scatenare la frustrazione, la paura e l’odio delle masse contro di loro.

Le leggi speciali

Finita questa fase, siamo entrati nella fase acuta del processo di demolizione dello Stato di Diritto. Eccovi servita una vera epidemia, i cui numeri diventano ancora più spaventosi quando rapportati ai mezzi di contrasto e gestione disponibili, quelli di una sanità completamente distrutta da decenni di tagli costanti. Tagli attuati da quegli stessi politici che hanno promosso, avvallato e sostenuto la demolizione dei diritti di cui ho appena parlato. I media ovviamente hanno soffiato sul fuoco, è sempre stato il loro compito in questo processo. Alimentare la paura, alimentare l’angoscia, trascinare le popolazioni in una condizione di prostrato, inebetito terrore. Ed ecco arrivare le leggi speciali. Ecco sospesa la Costituzione. Ecco vietati i diritti più basilari, a partire da quello di uscire di casa propria. 60 milioni di persone messe agli arresti domiciliari. Misure restrittive che non hanno mostrato alcuna utilità. I contagi aumentano costantemente, e così la paura, la frustrazione e la rabbia.

L’arbitrio come metodo educativo

Un elemento essenziale in questo processo è la moltiplicazione delle autorità, la rottura delle priorità nelle fonti e l’abbandono della divisione dei poteri. Il governo (esecutivo) legifera, coi decreti. Autorità locali come governatori regionali o sindaci legiferano ampliando quando non persino violando esplicitamente le disposizioni del governo stesso. I media distorcono i contenuti di queste leggi e regolamenti, dandone versioni totalmente inedite e le pattuglie stesse delle forze dell’ordine agiscono un po’ a casaccio seguendo ora una ora un’altra delle diverse versioni di queste direttive, senza che nessuno sappia più a chi fare davvero riferimento.

Arriva l’esercito

E invece di mettere un freno a queste derive, cosa fa il governo? Introduce nelle strade l’esercito, ad aumentare paura, confusione e arbitrio. A cosa serve questo? Serve ad abituare le masse di popolazione a vivere nella totale incertezza, privati di qualsiasi sicurezza, persino nel capire quali autorità abbiano diritto di imporre loro qualcosa, e quali no. In questa condizione, i cittadini ubbidiranno a qualsiasi autorità gli si presenti, qualsiasi cosa gli ordini, indistintamente.

Indirizzare l’odio collettivo

Indicare alle masse chi passeggia, porta fuori il cane o fa sport a cosa serve? Assolve due finalità parallele: da un lato sfoga la rabbia e la frustrazione delle masse costrette a subire questa condizione di schiavitù. Questo evita che la tensione sociale salga fino a provocare tumulti. Dall’altro lato, permette di indirizzare l’odio sociale proprio contro chi “trasgredisce” alle regole. Quindi a chi dissente, a chi critica le restrizioni, a chi protesta.
Lo hanno preparato per un decennio con quella scemenza della “minaccia no-vax”. A questo è servito: a indirizzare l’odio sociale contro qualsiasi dissenso. Capite il punto essenziale? Qualsiasi dissenso diventa bersaglio delle stesse masse di schiavi, senza nemmeno dover usare risorse per individuarlo, colpirlo, neutralizzarlo.

Un nuovo Reich Millenario

Siamo entrati nell’epoca della Dittatura Sanitaria. Un nuovo Reich che aspira ad essere Millenario, in cui autorità non necessariamente precisate od ordinate dispongono in modo totalmente arbitrario delle masse di popolazioni, dei loro diritti e doveri, dei loro corpi e delle loro menti. È il Regno del Mercato, cioè di chi lo controlla. Il Regno de LaScienzah, cioè di chi la tiene al guinzaglio. Un regno in cui la divisone sociale è netta e indiscutibile: ci sono gli dei, coloro che decidono il fato del mondo e vivono al di fuori e al di sopra di ogni legge, poi ci sono i cani da guardia e da pastore: le forze dell’ordine, i militari, i tecnici, i burocrati, i politici, gli opinion leader e i media. E sotto ci sono gli schiavi. Il gregge, o il bestiame, le masse di umani, indistintamente del primo, secondo o terzo mondo, che lavorano, producono, consumano e vivono in schiavitù costante. Il cui numero viene ridotto quando necessario, aumentato quando utile. Regolazioni fatte con qualche epidemia, cioè con qualche “terapia assolutamente necessaria” e dunque, manco a dirla, obbligatoria. Masse che quando necessario verranno rinchiuse in casa loro per settimane, o mesi. Cui regalare qualche colpevole di tanto in tanto, qualche dissidente ad esempio, indicandoglielo come un untore, da impiccare in piazza.

Benvenuti nel mondo del neofeudalesimo scientista.

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