Ragionare è faticoso. Costa fatica esaminare un fenomeno, identificarne gli elementi. Costa fatica immaginarsi una spiegazione su come avvenga, confrontare la nostra elaborazione con elaborazioni altrui. Costa fatica rimettere in discussione le nostre idee, costa fatica cambiarle. Per questo, che l’umanità in massa preferisca ubbidire a metaregole pensate e decise da qualcun altro, ripetute e diffuse col megafono, sentendosi comicamente anche tanto intelligente, è un fatto innegabile. Se queste metaregole gliele evidenzi tu, diventi un rompicoglioni. Anzi no, ora hanno coniato: “complottista”, che li fa sentire ancora più intelligenti. Ma non posso farci niente, è più forte di me: io continuo a provare a stimolare forme di ragionamento. Persino qui, sui social, dove ragionare non è più soltanto una fatica, è diventato anche un peccato da nascondere.
Non è che pensi di salvare il mondo, soddisfo giusto me stesso. Chiariamo questo punto: non mi considero affatto un eroe. Ciascuno combatte per quello che nella sua mente ritiene degno motivo di combattere. Io non combatto né per le future generazioni né per degli ideali immacolati: combatto perché mi soddisfa combattere. Sono un egoista totale e consapevole e niente di ciò che compio nella mia vita sfugge a questa consapevolezza: qualsiasi cosa io faccia, la faccio perché farla soddisfa me stesso.
Se queste parole a qualcuno fanno impressione, è semplicemente perché ormai la sincerità è quasi insopportabile. Siamo tutti così abituati a raccontare l’un l’altro – soprattutto a noi stessi – balle raffinate e corrette che quando qualcuno tira fuori le cose esattamente come stanno sembra vi stia sparando. Beh, nel caso specifico non è aggressione: è onesta e legittima difesa.