Giusto due parole riguardo alla strategia per gestire l’emergenza Covid-19 annunciata dal governo inglese. Non significa “voler far infettare qualcuno”, ma aver valutato il rapporto costo-beneficio delle misure restrittive. Per capirci: se calcoli che con le restrizioni eviti un contagio su sei e d’altro lato distruggi due imprese su quattro, comprendi che entro un anno non avrai più le risorse per curare proprio nessuno.
Moralismi al chilo
E non caschiamo nel tranello scemo del “Ah!, allora tu privilegi l’economia alla vita delle persone!“. Per me l’intero sistema economico e monetario è una trappola mostruosa basata su un modello, quello della competizione, ormai obsoleto, inutile e dannoso, e l’ho argomentato nel dettaglio milioni di volte. Quindi no: non privilegio affatto l’economia alla vita. Considero però che al quadro attuale, se distruggi l’economia di un paese, uccidi anche i suoi cittadini.
Nel tunnel
Qui in Italia ci stiamo infilando in un tunnel disastroso. A cosa serve bloccare il paese considerato che non solo non sappiamo in che misura questo limiti il contagio ma che comunque esso proseguirà ovunque, in tutto il mondo? Come impediremo in futuro al contagio di ricominciare da capo? Resteremo per sempre in quarantena? E come sopravviveremo nel frattempo? Venderemo i monumenti a Bill Gates per pagarci razioni di cibo da distribuire alla popolazione barricata nelle case?
Fede e ragione
L’Inghilterra sta pensando al futuro. Noi stiamo invece stiamo solo aspettando LA CURA. Dando la caccia a immaginari untori come rincoglioniti fanatici al culto estremista de LaScienzah, ignorando che il passato ci dimostra che LA CURA non funziona mai per nessuna patologia, specie per patologie che uccidono persone già gravemente malate, molto anziane, immunodepresse. Una cura può al massimo dilazionare, alleviare, diminuire l’impatto di una patologia. Le patologie divengono innocue quando una popolazione sviluppa la capacità propria di difendersi da essa. E non coi farmaci: col proprio sistema immunitario.
Che fare
Cosa si può fare, allora? Permettere al paese di ripartire, non domani o dopodomani: adesso. Altro che dar la caccia a chi passeggia senza mascherina: occorre dirigere tutte le risorse disponibili all’assistenza mirata ai soggetti ad alto rischio, potenziando specialmente quella domiciliare visto il tragico quadro delle risorse ospedaliere che ci han regalato i tagli alla Sanità. Traghettare la popolazione più vulnerabile attraverso questo momento difficile, permettendo al resto della nazione di procedere e costruire un futuro, intanto che i nostri corpi imparano a affrontare questo malanno e a limitarne i danni.
Questa è la risposta più logica, adeguata e sostenibile in prospettiva, se vogliamo davvero uscire da questo incubo. Altrimenti, oltre alle mascherine faremmo bene procurarci anche delle lampade, perché il tunnel davanti a noi si annuncia infinito, e sempre più buio.