Stefano Re says: welcome


 

Non molte generazioni addietro, i cosiddetti luoghi comuni andavano per la maggiore. “L’uomo è cacciatore“, ad esempio, era una giustificazione comunemente accettata per il tradimento. “La curiosità è femmina“, “le persone grasse sono persone allegre“, “sotto i ricci, i capricci”,oppure l’idea diffusa che la bellezza fisica sia necessariamente accompagnata da poca intelligenza.

Aldilà del fatto che questi stereotipi avessero o meno fondamenta statistiche, biologiche o di altro genere, di fatto essi disegnavano non solo una realtà, ma anche e dettagliatamente degli aspetti delle identità. Aldilà degli stereotipi sociali di gruppo, anche sul piano individuale la frammentazione delle complessità ha mosso guerra senza quartiere agli alibi e ai rifugi sicuri: l’alibi del “io sono fatto così” non regge più in nessun tribunale di relazione.

Le prove d’accusa sono infinite: primo, si cambia. Nel tempo tutti cambiano. Ciò che di noi non cambiamo, è ciò che vogliamo tenere buono, come punto di forza. E’ quindi una scelta. Ma se possiamo scegliere di restare qualcosa, possiamo anche scegliere di diventare qualcos’altro.

Secondo, siamo contraddittori. Se descriviamo noi stessi con onestà, la maggior parte delle caratteristiche che elencheremo sarà accompagnata dal proprio opposto. Nessuno è coraggioso senza mai essere un pò codardo, nessuno è solo avaro senza mai essere un pò generoso, nessuno è sempre riflessivo senza esser mai impulsivo e via dicendo. Se della nostra natura è sempre partecipe tutto e l’opposto di tutto, va da sé che possiamo essere qualsiasi cosa. Possiamo essere qualsiasi cosa ed è un atto di volontà scegliere che cosa siamo e cosa non siamo.

E dunque, come decidiamo chi siamo?

Stefano Re


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